Dipendente o partita iva come lavoratore autonomo? Occhio al rischio!

Voglio darti un consiglio prezioso, leggi questo articolo e’ nel tuo interesse. Il mio consiglioweb tratta di un argomento delicato, come evitare un certo rischio in azienda in una particolare situazione. Ti pongo una semplice domanda: “cosa scegli quando devi ricorrere all’approvvigionamento di personale per il tuo lavoro, scegli un lavoratore dipendente o partita iva (lavoratore autonomo)?”

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Non voglio parlarti di quale tipologia sia piu’ conveniente economicamente, quella di dipendente o partita iva, affrontero’ questo tema in un altro articolo, invece voglio darti un consiglio azienda pertinente alla tua attivita’ d’impresa per non correre alcuni rischi con il fisco e gli istituti previdenziali e assistenziali nel caso in cui scegli di operare con i lavoratori partita iva autonomi; rischi che molte volte sono sottovalutati dagli imprenditori, ma ora ti spiego cosa intendo dire!

La crisi del lavoro. Premessa.

Sicuramente ti sei reso conto che il mercato del Lavoro e’ cambiato ormai da una decina di anni a questa parte, per via della crisi (ah…come passa il tempo). Molti dipendenti che avevano un posto fisso hanno perso definitivamente  il proprio lavoro che sembrava essere garantito a vita.

Le protagoniste principali sono state le Banche, vi ricordate il fallimento di Lehman Brothers del settembre 2008? Da quel momento gli insoluti hanno iniziato a fioccare incessantemente anche da parte di clienti che non avevano mai avuto problemi. E’ stato un fatto improvviso che ha spiazzato molti imprenditori.

Molti lavoratori autonomi partita iva, piccole e medie aziende sono state messe letteralmente in ginocchio per le revoche di fidi da parte degli istituti bancari, che dovevano adeguarsi a quelle che erano le nuove politiche imposte dalle direzioni centrali; gli imprenditori non potendo rientrare dei capitali per mancanza di disponibilita’ immediata, non riuscirono a pagare ed assolvere i propri impegni finanziari creando a loro volta debiti nei confronti di altre aziende. Niente soldi, niente acquisti, niente lavoro! 

Il cambiamento nelle assunzioni di lavoro.

Qualche anno dopo, con l’accenno della nuova ripresa gli imprenditori si chiedevano, assumiamo personale? Riusciremo a garantire dei nuovi posti di lavoro per gli anni avvenire? Molte aziende non se la sono sentita di assumere, anzi utilizzavano il personale esistente facendolo letteralmente esasperare, spostandolo di reparto in reparto, indipendentemente dalle qualifiche prima svolte in azienda; tutti facevano tutto, non c’era piu’ ordine nelle funzioni, l’organizzazione e tutto quello che era stato pianificato con anni di certificazioni aziendali di ISO 9000, se n’era andato a farsi benedire, la situazione era questa, oggi e’ migliorata, ma non penso di molto, sbaglio?

Il dipendente non poteva scegliere, si doveva adeguare! Molte aziende da allora non se la sono sentita di rischiare e hanno cominciato a ragionare in maniera diversa. Assumere lavoratori dipendenti? La risposta per molte aziende e’ stata “preferisco non rischiare ma chi me lo fa fare?” Quindi NOOO!

L’adeguamento dei lavoratori.

I disoccupati si adeguarono a quelle che erano le richieste degli imprenditori “sopravvissuti” alla crisi, lavorando con stipendi sottopagati pur di lavorare, accettando voucher, lavorando con prestazioni occasionali o lavori a progetto ed infine alcuni intrapresero una nuova avventura aprendosi la partita iva come autonomi, specialmente molti over 50! Prendere o lasciare! Non e’ forse vero?

Il lavoro flessibile.

Questa e’ la situazione di oggi, prendiamone atto, il lavoro autonomo non da’ piu’ quella garanzia economica tipica del lavoro dipendente, ma e’ meglio accettato dalle aziende che possono da un giorno all’altro evitare di commissionare o appaltare il lavoro, non avendo alcun vincolo contrattuale. Oggi il lavoro c’e’, domani non c’e’, semplice! Tu lavoratore ti devi adeguare alle richieste. La nuova definizione di mercato del lavoro e’ FLESSIBILITA’, ELASTICITA’ che pero’ non e’ certo sinonimo di sicurezza e stabilita’ per i lavoratori, si vive nell’incertezza! 

L’imprenditore assume come personale dipendente solo quello che e’ strettamente necessario per svolgere la sua attivita’ garantita, mentre i ruoli secondari o meglio quei ruoli che possono dare un valore aggiunto all’attivita’ affiancandosi all’organico aziendale ma non per questo meno importanti, sono ricoperti da figure esterne in appoggio: consulenti, collaboratori, prestatori occasionali, lavoratori a voucher, fornitori con partita iva, liberi professionisti.

Gli imprenditori hanno creano una struttura attorno alle funzioni aziendali di base. Quindi l’organizzazione del lavoro in un certo senso si e’ distribuita esternamente! L’imprenditore individua una serie di persone di fiducia un team esterno che in un certo senso assume come autonomi!

L’azienda non e’ piu’ una struttura fatta di soli costi fissi diretti, ma si e’ caricata di tutte quelle spese generali che sono assimilate al costo di lavoro interno, che devono essere naturalmente controllate per una corretta pianificazione dei costi aziendali.

Scelta: dipendente o partita iva. Ecco il rischio!

Quello che volevo fare presente con questo post e’ che l’aumento del ricorso a lavoro di terzi con partita iva, molte volte e’ rischioso, i fornitori non sono dei semplici prestatori di servizio esterno, collaboratori per un progetto o lavoratori saltuari, occasionali ma continuano ad essere impiegati molte volte al 100% esclusivamente per quella azienda per 12 mesi continuativi all’anno secondo le regole dell’imprenditore!

Lo sai che rischi grosso? Il lavoro di terzi in via esclusiva puo’ essere assimilato al lavoro dipendente! Se un fornitore fattura esclusivamente ad una sola azienda e’ come se fosse dipendente della stessa azienda. Quanti hanno iniziato a collaborare in questo modo in maniera esclusiva! Attenzione!

Gli organi della Finanza e della Previdenza ti contesterebbero il fatto che quel lavoratore non sia un fornitore partita iva autonomo, bensi’ un dipendente sotto forma diversa. Volevo con questo articolo, farti notare alcuni aspetti  di cui magari non sei al corrente e non hai mai considerato, nessuno ti ha mai detto nulla e lavorando sicuramente non hai il tempo per pensarci!

E’ sufficiente un po’ di accortezza, valuta bene con chi lavori e assicurati che le fatture del tuo lavoratore esterno non abbiamo un’unica numerazione (esempio 12 fatture annue che vanno da 1 a 12 e’ chiaro che questo alla fine e’ un lavoratore dipendente anche se non si chiama cosi’!) e magari sempre gli stessi importi fissi che non sono altro che uno stipendio mensile! Sbaglio!

Attenzione ci sono dei limiti stabiliti per far presumere la subordinazione di una partita IVA, una co.co.co. o un progetto: durata, fatturato, luogo lavorativo. Parametri che possono sempre cambiare quindi accertati che non siano modificati nel corso del tempo. La Riforma Fornero ha stabilito l’esclusione dalla presunzione di subordinazione per le attività professionali che richiedono un’iscrizione ad un ordine professionale, ad appositi registri, albi, ruoli o ad elenchi professionali qualificati.

Fai le tue verifiche, le tue considerazioni, prendi i tuoi accorgimenti! Vedi se puoi evitare di assumerti questi rischi, magari assumendo del personale; assicurati di non essere l’unico cliente per il tuo autonomo partita iva. Il mio consiglio azienda nasce dalla pratica e dall’esperienza vissuta in campo e non dalla sola teoria dei libri di economia aziendale e ragioneria. Se ti e’ piaciuto il mio articolo di chiedo un LIKE, una condivisione in rete, spero continuerai a seguirmi iscrivendoti alle mie newsletter professionali pratiche di vita aziendale. Ti ringrazio.

P.S.  Sono sicura che domani ti divertirai a scartabellare il tuo archivio fatture.

Ricordati consiglio porta consiglio!

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